mercoledì 24 dicembre 2008

Lettera per un bambino non ancora nato.

Amica mia, ho provato a dirtelo a voce, ma voglio ripetertelo anche tra queste pagine che leggi spesso: non arrenderti alla vita, non arrenderti alla paura!
Ti prego, accogli la vita che hai dentro di te, che batte già dentro di te e non lasciare che te la strappino via. Sì, perché davvero te la strapperanno via… ma solo se tu lo vorrai!
Sgretola il macigno delle paure, perché non sei sola, te lo posso assicurare!
Io ci sono e anche le associazioni per la vita… non ti ricordi quell’indirizzo sulla bacheca dell’ospedale?
Forse adesso i tuoi genitori non comprendono, ma si arrenderanno alla vista di quel fagottino al quale spero, con tutto il mio essere, tu darai la vita. E forse, un giorno, comprenderà ogni cosa anche il tuo ragazzo.
Pensa, il prossimo anno potresti celebrare il Natale con il tuo Gesù bambino!
Ti guarderai indietro e penserai: è il dono più speciale che abbia ricevuto, inaspettato e immenso.
I figli non sono dei mostri, se a loro dai amore ne ricevi. Se a loro insegni l’amore, loro lo impareranno.
E non sono così costosi come vogliono farti credere. Sono costosi solo se vuoi che lo siano. E tu lo sai che periodo difficile abbiamo passato io e mio marito, quando aspettavamo “lui”. Te lo ricordi, non è vero? A me non avevano rinnovato il contratto e la ditta dove lavorava mio marito stava per chiudere i battenti.
Ma non ci siamo arresi ed ora siamo genitori straordinariamente felici e, grazie all’energia che “lui” ci ha dato, ci siamo rimessi in carreggiata.
Siamo ancora “claudicanti”, e tu lo sai, ma va bene così.
Ti ricordi la carrozzina di seconda mano, le tutine regalate e il mio latte dato al bambino per 14 mesi?
L’unica vera spesa erano i pannolini che compravo delle marche non pubblicizzate e nel periodo delle offerte. Non puoi non ricordartene.
Ti sembra che mio figlio sia infelice anche se non è nato nell’oro?
Quante volte mi hai detto che “lui” è il bambino più sereno che tu abbia mai conosciuto?
Ora, anche a te, è stato regalato questo dono straordinario. Va’ avanti, amica mia, va’ avanti.
Forse non sai da dove cominciare, ma io ci sarò per te. Perché anch’io non ne sapevo niente, ma il bello dell’essere genitori è percorrere una strada insieme. Insieme.
Non temere, solo l’egoismo e la cultura della morte rendono infelici.
L’amore, quello VERO, invece, ci dona quella serenità e quella gioia che non si possono descrivere a chi non le ha provate.
Ti abbraccio nel modo più avvolgente che tu possa immaginare.
Il Natale è dentro di te.

sabato 20 dicembre 2008

Nascita e Rinascita

Un mio caro amico mi ha inoltrato gli auguri di un vescovo (che non si firma Monsignore ma, semplicemente, Don Tonino Bello). E io voglio inoltrarli a voi, perché non sono i soliti auguri senza sale o da buttare via come pasta incollata, ma sono auguri SCOMODI, perché il mondo non ha più bisogno di belle parole che lascino sguazzare l'uomo nel fango dell'indifferenza o che lo facciano sentire "giusto" solo perché non ha ucciso materialmente qualcuno.
Purtroppo non siamo buoni e bravi solo se andiamo a Messa la domenica e di tanto in tanto facciamo l'elemosina. Questo possono farlo tutti. Il vero coraggio dei "giusti" sta nella "follia dell'amore" che porta ciascuno di noi a vivere, a sentire e condividere davvero la realtà meno piacevole del nostro prossimo: amici e, soprattutto, nemici.

"Carissimi,
non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi "Buon Natale" senza disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoistica, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finchè non avrete dato ospitalità ad uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio, che diventa uomo, vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate ..
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finchè la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse, è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli, che annunciano la pace, portino ancora guerra alla vostra sonnolenza tranquillità, incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo stermino della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una grande luce", dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell'edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge", e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri, che è poi l'unico modo per morire ricchi
.

DON TONINO BELLO "

Che l'AMORE scaldi i vostri cuori e illumini le vostre menti.
Erica Lee

martedì 16 dicembre 2008

Un anno speciale

Sono in fermento, come mai prima d'ora.
Nell'ultimo anno sono passata da una vita molto monotona a una vita estremamente (per i miei standard) veloce e piena di impegni. La vita che ho sempre desiderato, tanto per essere chiari.
E, come succede spesso nella vita, tutto mi è caduto addosso all'improvviso. O forse no.
In tutti questi anni, diciamo che mi sono impegnata tanto, in sordina, accettando ogni tipo di lavoro onesto e mal pagato, studiando, cercando, sperando (spesso piangendo) che il mio momento sarebbe arrivato... ed è arrivato!
Tutta la fatica e la sofferenza sono servite per portarmi esattamente dove sono adesso e dove, forse, sarò in futuro.
E poi, come succede spesso nella vita (vedi sopra), tutto cambia e ci porta verso un'altra direzione.
Ora, però, lasciatemi godere questo momento speciale della mia vita. Il più bello che io ricordi.

martedì 9 dicembre 2008

Dimmi come guidi e ti dirò chi sei

Sì, se volete conoscere bene un parente, un conoscente, un amico, un nemico o il vostro nuovo amore, vi consiglio di osservarlo alla guida della sua auto.
Io, di mio marito, sono rimasta affascinata anche dalla sua abilità di guidatore. Un episodio fra i tanti: parcheggio impossibile con una sola manovra, per lasciarmi a pochi metri da casa.
Ma, come potete ben immaginare, non esistono solo i fuoriclasse della guida ma anche, e spesso, gli imbranati, i paurosi, i fobici, i nevrotici, i prudenti, gli smargiassi e gli incoscienti.
Ma passiamo a vederli nel dettaglio.

Sia l'imbranato che il pauroso sono individui insicuri. Hanno poca stima di sé stessi, magari perché non riescono a trovare un lavoro o vengono da una famiglia modesta e temono di non poter competere con gli altri. L'imbranato lo riconosci dai parcheggi segnalati con oltre 100 metri dalla zona x, per individuare quelli con lo spazio sufficiente a due tir incolonnati (ed evitare quelli da fare in retromarcia). Il pauroso, invece, lo individui dalla persistenza allo stop per circa due minuti buoni, nonostante si trovi in pieno deserto del Gobi.

Il fobico, vive di insicurezza cronica, perché ha avuto grossi traumi nella vita: una famiglia che ha sottolineato solo le sue sconfitte, un incidente vissuto in prima persona o la perdita di una persona cara per lo stesso motivo. Spesso si sposta su tragitti consolidati, mai nelle ore di punta e va in crisi se un pedone, attraversando la strada, lo obbliga a fermarsi e ad innestare di nuovo la prima e ripartire.

Il nevrotico è sicuramente un iperattivo, sempre incasinato e spesso disordinato. Lo riconosci dalla guida a scatti, il clacson strombazzante per un nonnulla, le frenate all'ultimo secondo.

Il prudente viaggia ad una velocità di 50 km orari, anche fuori dai centri abitati, fa mettere la cintura a tutti i suoi passeggeri, viaggia con ogni tipo di cartina, rallenta in prossimità del semaforo (se da lontano ha notato che il verde è stato acceso per troppo tempo) e tiene così strettamente la destra che ha il fianco destro abraso dai rami sporgenti ai lati della strada.

Lo smargiasso e l'incosciente, strano a dirsi, sono come gli imbranati e i paurosi: insicuri. Solo che mascherano la loro insicurezza con la sbruffoneria, il totale spregio della vita altrui. Li riconosci dalla completa scempiaggine criminale nel passare col rosso e allo stop a velocità stratosferiche, magari ubriachi o sotto l'effetto di stupefacenti. Perché? Perché fa figo, perché ci si sente immortali, perché la vita mia e me la gestisco io (e invece prendo quella degli altri).

Ovviamente la mia è psicologia spicciola, ci mancherebbe, ma la prossima volta che farete i passeggeri, osservate bene chi avete accanto o davanti.

E voi, che tipo di guidatori siete?

mercoledì 3 dicembre 2008

Gesto di esultanza? No, grazie.

Non so voi, ma se c'è una cosa che detesto con tutte le mie forze è l'esultanza, o meglio, i gesti di esultanza dei calciatori e degli sportivi in genere.
Il caro, vecchio urlo liberatorio è stato messo in soffitta per essere rimpiazzato da mosse degne di internati sotto allucinogeni.
Passino le maglie sulla faccia di "ravanelliana" memoria, i tripli salti mortali, i trenini, i balletti intorno alla bandierina, gli aeroplanini, i pollici a mo' di ciuccio, le linguacce al cielo, ma quello che più mi scuote il sistema nervoso è "la mano rotante" di Luca Toni. Non chiedetemi perché mi dia così fastidio, non so davvero cosa rispondervi! Forse perché mi sembra un gesto arrogante, del tipo: -"Vi suona bene questo goal? Sono o non sono il migliore?
Ma non bastava Luca Toni, no. Alle Olimpiadi di Pechino, mentre ero al culmine della gioia per l'oro nella gara di judo, ecco che Giulia Quintavalle alza il braccio e parte con la famigerata "mano rotante", mentre squadra il pubblico con occhi fieri. Anche in quell'occasione mi è sembrato che il gesto dicesse: - Sono o non sono la migliore?

Nulla da eccepire, tutti voi calciatori o sportivi siete bravi, bravissimi, ultra mega campioni... solo una cosa, però: esultate istintivamente, come individui normali, perchè non credo che il fortunato vincitore di 45 milioni di euro del superenalotto si sia lambiccato il cervello per esternare l'altro giorno la sua folle soddisfazione.

giovedì 27 novembre 2008

Un pianeta per nessuno

I tempi in cui ci sentivamo sicuri di girare per il mondo sono finiti, forse per sempre. Il terrore ci tiene in pugno, ci paralizza e ci soffoca.
Ma non voglio lasciarmi deprimere. Per mio figlio, soprattutto, perché si affaccia alla vita e non comprende il motivo di tanta violenza: "Mamma, ma perché tutti vogliono sempre i soldi?" e "Perché la gente viene uccisa?".
E io, quasi ammutolita, che non so cosa e come spiegare la follia umana.

sabato 22 novembre 2008

Portatile, moka e blog: bisogno d'amore o misantropia senza speranza?

La febbre è passata, in compenso mi è venuto il raffreddore dentro le mura di casa. E la faringite? Si è spostata nella parte sinistra della gola. Ma nulla di non sopportabile.
Lavoro al computer. Sempre.
A volte vorrei averlo a centinaia miglia da me, eppure, al mattino è la prima cosa che cerco dopo aver messo su la moka sul fuoco. Sì, perché il caffè mi piace alla maniera tradizionale, con l’aroma che sale piano piano e invade la cucina.
E adesso sono ancora qui, a scrivere per la mia comunità virtuale, per il mio bisogno di comunicare, per sentirmi viva e non solo un individuo di passaggio nella vita di qualcuno.
Si vede che sono ammalata, non è vero?
Domani sera sarò a una festa di compleanno e, se rispetto gli standard, sarò sopraffatta da un’emicrania spaventosa. Vi farò sapere.
Che sia una misantropa senza speranza?
Vi lascio augurandovi una domenica serena.

mercoledì 19 novembre 2008

Influenzata, ma non KO


Da ieri sera ho un febbrone a 39°.
Oggi niente scuola. La dottoressa mi ha visitata e mi ha consigliato, come minimo, 4 giorni al caldo e 5 di antibiotici: "E non voglio sentire ragioni, li prendi e basta! E ai primi di dicembre ti consiglio anche il vaccino."
Ok, capitano, lo farò.
Me ne starò a casa a fare la brava, anche se le faccende non aspettano che la febbre mi dia un po' di tregua o che la faringite vada a farsi un giro altrove.
Perciò... influenzata sì, ma non KO.

lunedì 17 novembre 2008

Cottage incantato per ridarmi il sorriso

Mi concedo un attimo di sogno, pensando alla campagna inglese e ai suoi cottage incantati. Ne ho bisogno: la giornata non è stata delle più gradevoli, mio figlio ha la febbre alta e io sono vicino per cedere all'influenza. Buon inizio settimana.
p.s. Le mie lezioni con Speak up continuano, ma oggi devo rinunciarvi. :-(

martedì 11 novembre 2008

Giorno nuovo, lingua nuova

Giorno nuovo, vita nuova.
Ho deciso che devo approfondire il mio inglese. Tutto si può se lo vogliamo davvero, perciò, ho deciso.
Ho saputo che mia cognata è abbonata a Speak up, e così, le ho chiesto se era così gentile da prestarmi qualche rivista. Detto, fatto. Sicuramente non potrò dedicarmici che per mezz'ora al giorno, non di più, ma dovrò essere costante.

Ebbene, oggi ho imparato circa 30 parole nuove e una decina di espressioni idiomatiche. Inoltre, ho finalmente compreso la pronuncia di certe parole, con rispettivi accenti, su cui avevo parecchi dubbi.

Obiettivo: entro il 31 dicembre voglio conoscere almeno 200 parole nuove, ricordarle ovviamente, e saperle usare in un contesto scritto e parlato. Alla fine del prossimo anno, vorrei riuscire a capire i filmati sui siti della CNN o della BBC senza sottotitoli.

Ci riuscirò. Ripeto: basta volerlo, basta non sprecare il proprio tempo in attività inutili.
E chissà, vista la crisi del settore scolastico, che lo studio serio dell'inglese non mi porti verso un nuovo lavoro, che mi porti verso un'altra direzione, un altro paese, una vita nuova.

sabato 8 novembre 2008

Pallidi e abbronzati

Quando ho sentito la boutade del nostro spiritosissimo Premier nei confronti del neo Presidente Obama: bello, giovane e abbronzato, ho sperato di avere una momentanea allucinazione uditiva. Poi ho sentito che tale scompisciante boutade fosse, a suo dire, un grande complimento, addirittura una carineria assoluta! Poco dopo il premier ha avuto un'uscita ancora più divertente: ha dato dell'imbecille a chiunque lo avesse criticato per il suo carinissimo complimento.
Ora, se le sue mirabolanti battute fossero materia per due risate tra amici di lunga data, non avrei battuto ciglio, e neanche molti di voi, suppongo.
E invece no. La notizia è rimbalzata in ogni parte del globo e tutta la stampa ci ha denigrato. Non posso negare che, come italiana, mi sia sentita offesa e avvilita di riflesso. Evidentemente non ho un gran senso dell'umorismo.

Seguendo l'esempio di "cotanto spirito" credo che da oggi in poi, tutti noi, per essere simpatici dovremmo cambiare l'epiteto "terrone" in coltivatore diretto.
Oh, che boutade meravigliosa!

Io mi sto già scompisciando, e voi?


mercoledì 5 novembre 2008

I made a dream!


Obama è un nuovo inizio, una nuova luce, un nuovo futuro.

Me lo auguro. Voglio crederci.

Yes, we can. Yes, the change is arrived. Yes, I want to believe it.

martedì 28 ottobre 2008

Fari: rifugi inghiottiti dal mare e dalla memoria

E' incredibile quale ascendente abbia su di me la visione di un faro. Quando ero piccola e andavo a trovare i miei zii in un paese affacciato sul mare, la prima cosa che facevo al mattino
era spalancare le persiane per vedere il faro in lontananza, ma proprio di fronte a me, abbacinante nel suo candore e solido nel suo passare indenne le mareggiate e le tempeste.
Lui era lì e mi dava sicurezza. E la sera, l'unica cosa che riuscisse a tranquillizzarmi era la sua luce, che girava tre volte, sostava per pochi secondi e ricominciava la sua danza. Allora, come adesso, sognavo di rifugiarmi dentro la sua pancia per tenere fuori le tristezze del mondo, le cattiverie degli uomini che non riuscivo a spiegarmi.
Oggi, mi accontenterei di visitarla soltanto, quella pancia,
per stringere il mare nell'incanto dei miei sogni ancora intatti.












venerdì 24 ottobre 2008

Stupirsi della vita!

Oggi non sarebbe un giorno particolarmente speciale, ma lo è in quanto vivo, ho visto di nuovo il mondo, mio figlio, mio marito, tutte le persone con le quali mi relaziono per lavoro, per le faccende quotidiane. Ed è questo che rende oggi, venerdì 24 ottobre 2008, un giorno meraviglioso.
E' bello stupirmi per tanta gratitudine verso la vita, è bello stupirmi per un bacio sfiorato sulle labbra dato in sogno ad un personaggio televisivo (che ho sempre trovato irritante!), è bello stupirmi per la gentilezza di alcuni bidelli che ti salutano con la cordialità dei veri amici.
E' bello persino stupirmi della supponenza di certe (poche, per fortuna) maestre, dei vetri appannati della mia auto ancora ammaccata e dei commenti farneticanti (poi, sempre ritrattati) di certi politicanti che di onorevole hanno solo un titolo dal significato opposto.
Questa è la vita e, fin quando ne ho, voglio goderne senza rimorsi e inutili perdite di tempo.

Buona vita a tutti.

venerdì 17 ottobre 2008

Superstizioni? Che idiozia!

Alla faccia di tutte le superstizioni:
venerdì 17, gatti neri, specchi rotti e mille altre idiozie senza fondamento.

Incidente di percorso

Ieri ho avuto il mio primo (e spero ultimo) incidente stradale. Un signore anziano, che veniva dal lato opposto su un motorino (e senza casco), ha sbandato invadendo la mia corsia e io, per schivarlo, ho sterzato finendo contro un cassonetto. Frenando ho attutito il colpo, ma il cofano s'è ammaccato parecchio. Per fortuna il signore ha accostato e si è scusato mille volte dicendo che non sapeva spiegarsi quella sbandata, mi ha chiesto come stavo e mi ha fornito tutti i dati per ripagarmi il cofano.
Speriamo che oggi, quando ci riparlerò, manterrà fede alla parola data. Vedremo.
La cosa importante è che nessuno dei due si sia fatto male.
A sangue freddo penso: e se al posto di quei cassonetti fosse sbucato un bambino? Solo l'idea è raccapricciante.
E se ci fosse stata una fila di macchine parcheggiate, quanti danni avrei fatto?
Va bene così. Il mio angelo custode (e quello del signore anziano) ieri hanno fatto proprio un bel lavoro! :-)

lunedì 13 ottobre 2008

C'è un tempo per sorridere, un tempo per piangere, un tempo per riflettere.

Una persona della famiglia, molto giovane e con due figli ancora piccoli, giovedì scorso ha lasciato questo corpo per iniziare un'altra vita senza gli affanni della materia e le piccole gioie del mondo tangibile. La cosa non mi ha lasciata sconvolta. Negli ultimi due anni ho perduto diverse (troppe) persone che amavo. In particolare, due di esse mi erano estremamente care. Quando se ne sono andate, una parte di me ha lasciato la materia per unirsi all'indefinibile, all'invisibile che io trovo oramai sempre più reale di qualunque altra cosa sulla terra. In verità, non ho mai dato per scontato la mia vita, ciò che mi gira intorno. Tutto può cambiare, nel bene e nel male. Quello che abbiamo oggi potremmo non averlo in futuro. E lo scenario mondiale attuale non fa che avvalorare questa tesi.
C'è un tempo per piangere, un tempo per sorridere, un tempo per riflettere e pazientare. A volte questi momenti si alternano, si capovolgono, si allungano, s'accorciano, ma stanno sempre lì a ricordarci che è sciocco vivere pensando d'essere immortali, perfetti, padroni del mondo. Siamo nulla, invece. Ma possiamo essere qualcosa o diventare grandi se facciamo fruttare la nostra vita. Non siamo soli e, se abbattiamo gli egoismi, l'arrivismo, l'idiozia e la violenza, allora vivremo per sempre. Il dolore mi ha fatto comprendere, pian piano, che l'amore rende le persone immortali nel cuore di chi resta. Io so che le raggiungerò e le rivedrò. Ne sono certa. Anche questo è un dono di Dio. Ed è questa speranza che non mi lascia soffocare nelle paure: paura della povertà, paura della malattia, paura della morte, paura del dolore sotto forme diverse. Ogni giorno lavoro e vedo bambini diversamente abili. Questo dovrebbe farmi arrendere alla vita. Pochi giorni fa il reparto d'oncologia pullulava di uomini sofferenti. Anche questo dovrebbe farmi arrendere alla vita. No. La vita, nonostante tutto, deve andare avanti. Spero tanto che un'altra vita cresca ancora dentro di me e veda la luce, perché un bambino in più sulla terra può essere un dono per l'intero universo.

mercoledì 8 ottobre 2008

Alla faccia della crisi mondiale

Se negli USA piangono il morto, in Italia siamo al capezzale del moribondo.
Visto che il futtuto... ops... futuro (lapsus freudiano) di tutti è un volo senza paracadute io ho un unico suggerimento: sognate!
Io lo faccio con questa casa sul Tamigi. Oh... lo so che non ci metterò mai piede sul serio, è ovvio, ma niente, neppure il crollo delle borse mondiali, può impedirmi di sdraiarmi su quei divani bianchi, togliermi i calzini e zampettare sul parquet mentre canto a squarciagola "God save the Queen"!
La fantasia e il sogno sono le uniche cose che questa vita non riuscirà a strapparmi mai.

P.S. Se il proprietario dell'appartamento capitasse casualmente su queste pagine, sappia che sarei lietissima di accettare un suo invito.


mercoledì 1 ottobre 2008

Scrittori si nasce e si diventa

La vita non è certo facile. Per alcuni è più semplice che per altri, ma tutti sanno che non è propriamente una tranquilla passeggiata in riva al mare. Allora cosa si fa?
Beh... si può soccombere maledicendo tutti e tutto, annientarsi con migliaia di dipendenze (fumo, droga, alcool, sesso) oppure si può andare in cerca della soluzione più adatta per dare una svolta positiva alla propria vita.
Cosa c'entra questo con il tema del post? C'entra, c'entra. Ora ve lo spiego: c'era una ragazzina al parco l'altro giorno e aveva un muso così lungo da sembrare una proboscide. La guardo, lei mi guarda, poi a un tratto mi dice: - Ma tu non sei la maestra di F?-, Sì, certo. -, - Perché sei al parco? -, - Perché qui posso leggere in pace. -, - Leggere? A che serve? Non fa diventare ricchi, non paga i debiti, l'affitto, le bollette.
Dopo questa risposta ho capito che tale considerazione non era frutto di una sua riflessione, ma era semplicemente la riproposizione di un commento fatto da qualche adulto della sua famiglia (presumibilmente i suoi genitori). Non sto a raccontarvi la chiacchierata che ne è seguita, ma spero di averle offerto degli spunti su cui riflettere.
In lei ho rivisto me da bambina. Mia madre non faceva altro che riprendermi (sto usando un eufemismo) quando mi vedeva con un libro in mano. Studiare sui libri di scuola andava bene, ma leggere per il proprio piacere, per arricchirsi e per evadere era una perdita di tempo, una stupidaggine, una cosa del tutto inutile: -Bisogna fare cose pratiche, che portano i soldi a casa! La lettura, l'arte la devono fare solo quelli che hanno i soldi per non fare niente.
Sì, leggere per mia madre era NON FARE NIENTE. Superfluo aggiungere che scrivere per lei era una follia, per lo stesso motivo. - A che serve? Se diventi famosa i soldi arrivano, ma noi non siamo nessuno e ci vogliono le raccomandazioni!
Così, lei affossava persino quella gioia che riuscivo a provare coi libri.
Mia madre si sbagliava. I libri servono, eccome se servono! Possono cambiare il mondo e hanno cambiato il mondo! Nel bene e nel male, purtroppo. Grazie ai libri ho costudito i miei sogni, li ho alimentati e li ho (in parte) realizzati. Dai libri ho capito che bisogna lottare per raggiungere tutti i traguardi della vita, che le strade più dure e tortuose sono tali solo all'inizio perché poi si corre su un rettilineo in discesa, che la conoscenza è la chiave per vivere pienamente e diventare uomini degni di questo nome, che la conoscenza ci rende liberi, che non importa essere ricchi, famosi o belli per diventare uomini di valore, che non importa essere sempre i migliori perché anche divertirsi non è male.
Ecco, avrei voluto che fossero stati i miei genitori ad insegnarmi tutto questo. Peccato non sia stato così. Avrei vissuto una vita meno tortuosa e più serena. E allora, tornando al titolo del post: scrittori si nasce ma ci si può anche diventare, nonostante gli ostacoli, i pochi mezzi, la necessità di fare altro per vivere... forse non cambieremo il mondo ma potremo illuminare il cuore di qualcuno, magari di un bambino a cui è negata la gioia di sognare.

giovedì 25 settembre 2008

Voyager: il mistero corre sul... nulla

Ieri sera ero a casa di una mia amica che si sintonizza sulla fantasmagorica trasmissione di Rai 2, Voyager appunto, dove un Roberto Giacobbo piuttosto "lievitato" e insopportabilmente gesticolante decantava le meravigliose scoperte e i segreti che sarebbero stati rivelati nella trasmissione di ieri sera: "Entreremo nella famosa area 51... cosa nascondono le Forze Armate Americane in quella impenetrabile zona militare?... Poi andremo alla scoperta di uno dei luoghi più misteriosi e straordinari del mondo: il Machu Picchu. Chi lo ha costruito? E come?... E ancora: cosa c'è di vero nell'inquietante profezia contenuta in una frase di Albert Einstein
- Quando scomparirà l'ultima ape sulla faccia della Terra, il destino dell'uomo sarà segnato. - ? ".
Partendo dal presupposto che una profezia (prendo testualmente dal dizionario) è una PREDIZIONE INFALLIBILE di eventi futuri, che deriva dall’ispirazione divina, spec. dei profeti della Bibbia, di Gesù Cristo, dei santi e dei veggenti della tradizione agiografica o una predizione fondata su INTUIZIONE PERSONALE o dedotta dall’applicazione di tecniche magiche e divinatorie, ma anche un AVVERTIMENTO PERSONALE su eventi che si possono verificare in futuro, occorreva scomodare Einstein e i soldi dei contribuenti per capire che il nostro mondo inquinato, depauperato e sventrato si stia appropinquando al tracollo definitivo?
Vogliamo parlare della famosa AREA 51? E parliamone. A parte il fatto che l'argomento è stato già trattato un miliardo di volte, pensate davvero che ieri sera il mistero sia stato svelato?... Certo che no. Bravi, risposta esatta! Non ho cronometrato il servizio perché ero troppo impegnata a ridere con mio marito su quei due attempati americani che continuavano a girare intorno alla famigerata AREA per scoprire qualcosa di insolito, che andavano su un'altura, armati di strumenti ad alta tecnologia e restavano svegli tutta la notte per vedere, a un tratto, una lucina nel cielo (un aereo) e un Mig che si è messo a volteggiare nell'aria alle prime luci del mattino. Il servizio si è concluso, al solito, con una affermazione che ci ha fatto tremare le vene ai polsi: "Sono ancora tanti i misteri da scoprire.".
Ma non dovevano essere rivelati in puntata?
Volete sapere del Machu Picchu? Mi dispiace ma mi sono persa le rivelazioni del secolo perché mio figlio si era addormentato (e non soltanto lui).
Non so quanto Voyager abbia fatto di share ieri sera, ma tutti quelli che lo hanno visto sono stati sicuramente meno lungimiranti di un mio alunno (uno dei più "somari" della classe). Un compagno (tra i più bravi) dice: - Stasera c'è Voyager! Lo sai che ci faranno vedere gli UFO?!?- e lui - Macché, là dicono solo cavolate!- .
Io avrei usato un'altra terminologia... ma questo è un altro discorso.

venerdì 19 settembre 2008

Quando l'amore sconvolge le vite e la razionalità evita disastri

Sotto questo cielo tuonante mi torna alla mente, prepotentemente, la parte finale del film “I Ponti di Madison County”.
Francesca è nell’auto che la riporterà a casa, alla sua vita di sempre. Ha ormai deciso. Non seguirà Robert, il fotografo giramondo. La lealtà verso i propri cari è più importante di ogni amore, di ogni accecante passione. E poi non potrebbe essere felice sapendo di essere la causa del dolore e dell’infelicità della sua famiglia. La felicità è un sentimento da condividere con tutti, non un premio agguantato a scapito di qualcun altro.
Ma Robert è là fuori… lo intravede sotto lo stesso cielo scrosciante di pioggia che io vedo dalla mia finestra e… tentenna.

Suo marito torna in auto e la riporta alla realtà della semplice banalità quotidiana. Anche Robert entra in macchina e parte. Prima di svoltare e scomparire per sempre si abbassa sul cruscotto, poi si sfila la collana che le ha regalato Francesca e l’appende allo specchietto. Il loro ultimo gesto d’intesa, il loro ultimo gesto d’amore. Francesca afferra la maniglia della portiera per raggiungerlo, ma è troppo tardi.
Esplode in un pianto disperatamente composto e suo marito non comprende. Lascia che il fiume scorra silente com’era stato fino allora.


L’interpretazione di Meryl Streep è magica perché in lei non c'è sconcezza, calcolo. In lei c'è quell'amore che dura tutta la vita e che ogni donna al mondo vorrebbe provare. L'amore che resta puro e intenso fino all'ultimo respiro... ma che forse esiste solo nei libri e sullo schermo.
Buona visione, potere rivederlo qui a fianco.
Buon fine settimana.

venerdì 12 settembre 2008

"Fame" e la musica che ti travolge

Tra i film che adoro, e che ho rivisto almeno un centinaio di volte, c'è FAME di Alan Parker, un capolavoro da tutti i punti di vista. Racconta le speranze, le disillusioni, la fatica di vivere in un mondo che sembra non aver posto per chi è diverso o si sente diverso. Ma il film si chiude con un inno alla gioia, un puro inno alla vita. Nel saggio di fine anno, i ragazzi che non sono belli, non hanno dentature perfette e taglie da modelli, intrecciano le loro voci in una fantasmagoria di suoni tale, da farti esplodere in un pianto liberatorio senza alcun preavviso.
Sarà stato anche per i violini, per i corpi guizzanti lanciati verso il cielo ma la prima volta ne fui sopraffatta.
Yes, I sing the body electric!
Spero che anche voi possiate provare una emozione simile alla mia. Se volete (pazientate un po' per scaricarlo tutto, ma ne vale la pena) guardatelo attentamente ed ascoltatelo a tutto volume.
E' il mio regalo per voi.

giovedì 11 settembre 2008

Un nuovo anno scolastico, un nuovo inizio

La scuola ha riaperto i battenti. Tra i cuccioli di "prima" c'era chi tentava di farsi coraggio ridendo e chi se ne stava in disparte ammutolito. I più emozionati: i genitori che, armati di videocamere e macchine fotografiche, imprimevano nella memoria (digitale e non) le loro ansie, aspettative, gioie e paure di adulti cresciuti solo biologicamente.
Mi sono emozionata nel rivedere le classi nelle quali abbiamo lavorato, quei volti di ragazzi che ritroveremo ogni giorno per un altro anno scolastico. Li ho trovati cresciuti, abbronzati, sorridenti. Nessuno mi è sembrato triste, tranne uno. Lo era anche nell'anno appena trascorso. Vorrei cambiare le cose per lui ma è schivo, si trincera dietro una timida spavalderia (timida solo nei confronti degli insegnanti). Forse desidera solo una carezza, una parola dolce. Cerco di fare quello che posso quando le attività comuni lo permettono. E poi c'è lui, il bimbo affetto dalla sindrome di Down, che mi hanno affidato anche quest'anno. E' stato felice di vedermi e non ha fatto un capriccio, una smorfia per tutta la giornata. Ho rivisto il suo sorriso e il mondo mi è sembrato meraviglioso anche in un giorno orribile come oggi, 11 settembre.
Che il nuovo anno mi faccia diventare una persona migliore: me lo auguro.

lunedì 8 settembre 2008

Perché?

- Perché le zanzare e tutti gli insetti dotati di pungiglione finiscono sempre per banchettare su di me nonostante l'Autan, le palandrane e la citronella?
- Perchè quando c'è qualche raro, rarissimo film interessante alla tv c'è sempre qualcuno che mi chiama al telefono per "fare due chiacchiere"?
- Perché ogni volta che sono invitata a cena o ad una festa mi assale un'emicrania da guinness dei primati?
- Perché ogni qualvolta trovo un lavoro gratificante è sempre saltuario, part-time o sottopagato?
- Perché i poveri sposano i poveri, e le belle si innamorano sempre di ricchi famosi o di famosi ricchi?
- Perché il 99% dei genitori non riprende i propri figli piccoli per i comportamenti maleducati, irrispettosi e volgari, per poi pretendere educazione, rispetto e decenza nei modi e nelle parole da quegli stessi figli in età adolescenziale?
- Perché mia suocera mi chiede sempre dove ho parcheggiato la macchina?
- Ma, soprattutto, perché se si ha un'intelligenza normale, un lavoro normale, una vita normale si è considerati anormali?

venerdì 5 settembre 2008

Una giornata "uggiosa"

Oggi non gira granché bene: la testa, la schiena, l'umore. Non riesco neppure a stare al computer. Nessun libro riesce a conquistarmi e l'unico romanzo, che avrei voluto tanto, non è disponibile alla biblioteca locale. La mia auto necessita di una pulizia all'esterno, ma non mi va di andare al lavaggio self-service. Perché? Voglia di guidare saltami addosso! Se potessi utilizzerei il teletrasporto. Magari più tardi mi armerò di stracci e secchi d'acqua per renderla presentabile. Dentro basterà solo una semplice spolveratina con qualche prodotto per lucidare e profumare. L'ordine regna sovrano al suo interno così come nella mia casa. Non riuscirei a mettere pace nella mia mente se avessi il caos intorno a me.
Ieri, per esempio, ho pulito perfettamente sotto il lavandino della cucina, ho fatto la raccolta dei medicinali scaduti e quella delle pile esaurite (come me). Poco fa, invece, mi sono dedicata alla pulizia dei vetri. E il romanzo? Nulla, non ho la giusta concentrazione e volontà per andare avanti. Altri pensieri mi affollano la mente, spodestando quelli utili per cominciare la stesura dei primi capitoli... sì, perché la scaletta è completa, ho tutti gli elementi della trama con l'intera caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti. Insomma il lavoraccio propedeutico è stato fatto. Ma allora per quale motivo mi sento così demotivata?
Forse perché voglio di più. Il sogno... e non occorrono altre parole, forse solo queste:
"Ma che sapore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa..."


lunedì 1 settembre 2008

La vita che volevamo 2

Dopo quattro giorni a Bologna, eccomi qui. A casa. E' piacevole sentirne l'odore. Tutto ritorna come prima e non mi dispiace. Ma ieri non ero dello stesso parere. Si torna al "lavoro usato", all'intimità delle gelide serate invernali, ai film che non vuoi vedere, alle passeggiate costrette nei paltò, alle cioccolate divorate davanti al monitor e ai giochi in casa per lenire la noia della pioggia.
Quando mi sentirò sola avrò un antidoto: penserò al moto perpetuo del Pendolo di Foucault nella Basilica di San Petronio, all'incontro del tutto inatteso con Pupi Avati nell'ascensore della Pinacoteca Nazionale, ai dipinti di Guido Reni, dei cugini Carracci, di Pelagio Palagi nelle Collezioni Comunali, alle imperdibili creazioni di Antonio Basoli, all'immenso sapere custodito nella Sala Borsa. Rievocherò la magia dei clavicembali, delle arpe, dei corni e dei flauti traversi nel Museo della Musica e la contagiosa allegria del Circo della Pace di Bucarest in Piazza Scaravilli. Penserò ai tiri a pallone nei parchi di Bologna, tra un'altalena, uno scivolo e il fresco della sera.

Penserò alla vita che palpita ovunque e si nutre di sé stessa, strappandomi un sorriso.

martedì 26 agosto 2008

Giovanni Allevi: il Genio che ha traslato il Divino nella Musica

Sono ancora stordita dalla potenza devastante delle sue note.
Intravedo i suoi riccioli scuri dietro le quinte, nonostante il buio dell'arena, nonostante i suoi jeans neri, gli occhiali neri, la felpa, la t-shirt nera. La sua anima, no. E' luminosa, abbacinante quasi, come la bacchetta che muove fra le dita, trascinando l'orchestra in un uragano di note che spazza via ogni affanno, ogni nostro disincanto. La Suite "Angelo Ribelle" ci annienta con la potenza evocativa degli archi. Dei cinque movimenti che la compongono mi lascio catturare da "Keep moving", da "Whisper", da "A perfect day". Ma ad aleggiare in quell'arena non è solo la mia anima. Tutto il pubblico è entusiasta: ascolta in estatico silenzio l'esecuzione dei brani e, all'ultima nota, esplode in applausi, acclamazioni balzando in piedi. Lui, il Genio, sorride, trema, ringrazia, è stordito come noi. L'ansia che trapela dalle sue ginocchia un po' flesse e dalla flebile vocina sono un monito potente per le mie paure. Lui, il Genio, è lì. Nonostante lo smarrimento, nonostante la fatica. Lui è lì ad insegnarci che la fragilità può essere la nostra forza, deve essere la nostra forza.
Grazie Giovanni, per avermi regalato "squarci di senso e lampi di divino".

domenica 24 agosto 2008

Teniamo accesa la torcia della pace


La torcia olimpica si è spenta e temo anche i buoni propositi. La barbarie, l'arrivismo e la violenza continueranno ad alimentare ovunque, e non solo in Cina, la fiamma dell'odio.
La Cina è riuscita a realizzare cose mirabili nella cerimonia di apertura, durante le Olimpiadi e nella cerimonia di chiusura... eppure il suo governo non farà altrettanto per garantire il rispetto per ogni individuo: ricco o povero, cinese o tibetano.
E in Russia la violenza non si ferma e noi, lobotomizzati dagli spot, ignoriamo il pericolo di un conflitto che potrebbe spazzare via le nostre quotidianità, il futuro dei nostri figli.
Possedere l'ultimo modello dell' iPhone è più importante.

giovedì 21 agosto 2008

Ognuno ha le proprie fisse









Vi sembra normale che ogni qualvolta mi capita di soggiornare in un albergo o in un bed & breakfast finisco sempre per fotografare i WC o i lavabi dei suddetti?
Non posso farne a meno. Devo documentarne le fogge, altrimenti mi
sembra d'essermi persa qualcosa!
E voi, avete di queste manie inconsce? E' proprio vero: ognuno ha le proprie fisse!

lunedì 18 agosto 2008

La magia di un incontro

Ieri: escursione in montagna. Niente di trascendentale, vale a dire Alpi o Dolomiti, nessuna scarpinata da alpinista provetta, ma tranquilla inerpicata su un paesino di otto abitanti nella stagione invernale. Un vero e proprio gioiello di dirupi, di case letteralmente sventrate dalla potenza della natura che lavora ogni giorno in sordina. Verde ovunque, cavallette, farfalle, acqua zampillante dalla sorgente e io, avvolta in una felpa, a contemplare un altro volto del paradiso.
Poi, all'improvviso, spunta un signore cicciotto e rubicondo che, come noi, dà un ultimo sguardo alla valle prima di riprendere la sua strada. E' un artista di strada: un po'clown, un po' giocoliere, un po' funambolo.
La sera prima ha lavorato in paese distribuendo ai bimbi zainetti colorati pieni di sorprese. Glien'è rimasto uno e lo regala a mio figlio, poi, come un timido folletto, riprende il suo viaggio per l'Italia. Altre piazze, altri volti, altri sorrisi da regalare a bambini che forse non sanno cos'è la gioia.
Lo salutiamo con la mano un'ultima volta prima di vederlo scomparire e io penso che se Gesù ritornasse sulla terra avrebbe i suoi occhi.

sabato 16 agosto 2008

Sangue: egoismo e indifferenza

Oggi c'è il sole ma il vento freddo, dovuto ai recenti temporali, rendono questa giornata poco adatta a una sosta sulla spiaggia. Oggi mi metterò sotto questo pergolato e cercherò di lavorare a ritmo serrato.
La storia mi sta conducendo su vie poco battute, ma non per questo poco interessanti.
Spesso mi distraggo. Penso ad un bimbo emofiliaco che ha un bisogno continuo di sangue perché non riesce a trovare un donatore compatibile per il midollo osseo. Io mi sento impotente. Come tutte le donne in buona salute posso donare sangue solo due volte all'anno e, anche se sono donatrice di midollo osseo, io e lui non siamo compatibili.
E allora penso a tutti quelli che, nonostante siano in buona salute, si rifiutano di diventare donatori per timori insensati o per banale (e ancor più colpevole) indifferenza.
Anch'io ne ho avuti, ma poi, diversi anni fa, sono andata in un centro AVIS e ogni paura si è dissolta: erano tutte gentilissime, premurose, attente ad ogni mia richiesta. Quel giorno stesso mi feci prelevare un po' di sangue per tutti i test necessari. Dopo qualche mese feci la mia prima donazione e ora sento d'avere una nuova famiglia.
Ricordo che una dottoressa un giorno mi disse: "Se tutti facessero un giro nei reparti dove si muore di leucemia non avremmo sempre carenza di sangue. Gli occhi sgranati di quei bambini
pallidi e sofferenti bussano alla nostra coscienza... ci fanno vergognare di noi stessi: per le nostre vite senza senso, per il nostro egoismo.".

E dire che basta così poco. Pensateci.
http://www.avis.it


mercoledì 13 agosto 2008

Lunga vita ai comici!

Altro che lunga vita al re o alla regina, una vita lunga e appagante dovrebbe essere riservata ai comici!
Mi è capitato molte volte di ritrovare l'entusiasmo e l'allegria proprio ascoltando monologhi, guardando telefilm o sketch sbellicanti.
A tal proposito riporto qui di seguito un testo straordinario, declamato dall'immenso Gigi Proietti. La straordinarietà del testo sta nel meraviglioso incastro di neologismi onomatopeici inesistenti, uniti alle pause e alla mimica dell'attore.
Ignoro chi sia l'autore del testo e me ne dispiace. Se qualcuno ne è a conoscenza me lo faccia sapere, grazie.
Ma ora godetevi il video e, se volete, seguite il testo:

IL LONFO
Il Lonfo non vaterca
né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego abisce, bisce
sdilenca un poco
e gniagio s'archipatta.
E' frusco il Lonfo
è pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta
se cionfi ti sbidullia e t'arrupigna
se lugri
ti botalla
e ti crivende.
Eppure il vecchio Lonfo ammarggelluto
e beve e zucchia nei trombazzi
fa l'esica busia e fa disbuto
e quasi quasi in segno di smerdazzi
ti affarferesti ugniffo.
Ma lui
zuto
t'alloppa
ti spernecchia e tu
l'accazzi.

lunedì 11 agosto 2008

La vita che volevamo

E' passata più di una settimana e ho rimandato il mio viaggio a Bologna per la fine di agosto. L'amica che doveva ospitarmi ha avuto degli imprevisti, così ci rifaremo più avanti.
Sarà bello trascorrere del tempo insieme a lei. In fondo siamo sempre le stesse, anche se maturate dagli anni, lo studio, la famiglia, il lavoro, i viaggi, le esperienze umane.
Ma era proprio questa la vita che avevamo immaginato da bambine?
Posso solo parlare per me, ovviamente, ma l'unica cosa di cui sono sempre stata certa è che sarei scappata dal mio paese per vivere in un altro luogo, un luogo che avrei sentito davvero mio.
Me ne sono andata, sì. Ma molti dolori li ho portati con me e ho dovuto anche fare i conti con i "ritorni obbligati" e le troppe difficoltà psichiche e materiali che hanno ammorbato la mia "fuga".
Le ristrettezze, le frustrazioni, le umiliazioni, l'abbandono, l'indifferenza di un passato ancora troppo recente bussano alla porta nei momenti più impensati. Tu vorresti non aprire, fingere di non essere in casa ma alla fine loro ti scovano sempre. Entrano attraverso gli spiragli di finestre che credevi d'aver chiuso, definitivamente.
Io li definisco gli effetti collaterali della mia felicità attuale. Ogni volta che sto bene, sento qualche dolorino qua e là: una fitta al cuore, un crampo allo stomaco, un cerchio alla testa.

Spesso mi chiedo: e se avessi mollato? Se avessi detto NO alla vita per sfuggire al fardello di dolore che mi portavo addosso?
Ebbene, non avrei acciuffato traguardi ritenuti impossibili. Non avrei provato le gioie indescrivibili dell'amore e della maternità che a me sembravano precluse.

Ci sono due cose che ho capito vivendo: nulla è impossibile e non ci sono limiti peggiori di quelli mentali. Io ne ho abbattuti molti ma, finché avro vita, non smetterò di abbatterne per essere davvero libera.

domenica 10 agosto 2008

Olimpiadi, conflitti dimenticati e speranza

Oggi questo blog dovrebbe avere uno sfondo nero. Tutto quest'azzurro non ha senso per i civili morti a pochi passi da noi... in Ossezia del Sud, in Georgia, per quelli che continuano a morire in Darfur, in Ruanda, in Somalia, negli attacchi terroristici a Xinjian, per i diritti umani calpestati in Cina e in troppi paesi del mondo.
I nostri drammi personali si mescolano alle tragedie del mondo, e io mi sento come una bolla di sapone: troppo fragile e indifesa per non dissolvermi contro l'invadenza, la violenza e l'ottusità degli uomini.
Oggi, solo la luce di Dio trasfusa negli occhi puri di mio figlio, riesce a dare un senso a questa vita.

venerdì 8 agosto 2008

Nessuno tocchi i bambini!


L'innocenza dei bambini si vede persino in una manina sui sassi bianchi di una spiaggia.

mercoledì 6 agosto 2008

Un'insana passione per Robbie Williams

Beh... proprio insana non direi. Va bene vagheggiare col pensiero, ma coi piedi e tutto il resto me ne sto ben piantata in terra. Non sono così sciroccata.
Il tutto è cominciato alcuni mesi fa, in modo alquanto casuale. Facevo zapping e su MTV becco il suo concerto alla Royal Albert Hall di Londra.
Ero sbigottita: il Robbie Williams di Rock DJ, Angels, Strong, Radio... non soltanto aveva una forma invidiabile e l'incarnato fresco come una rosa, ma vantava anche una voce ed un repertorio degni delle più belle voci della musica mondiale.
Ma la folgorazione (con annesso invaghimento da romanzo d'appendice) giunge all'ultimo brano del concerto.
Le note di My way iniziano ad espandersi nell'aria e io mi perdo su quel palco che lo vede al centro della scena con la sicumera di impareggiabile mattatore.
E quando sembra che la sua solita aria strafottente stia per prendere il sopravvento... ecco che gli occhi non riescono a trattenere le lacrime e la bocca viene percorsa da un tremito.
Robbie Williams è sopraffatto dall'emozione! Non riesco a crederci.
E il mio cuore esplode in una gioia incontenibile.


La verità è questa: io credo di essere sempre stata attratta da lui e dalla sua voce, ma trovavo (e trovo ancora) repellenti i suoi numerosi tatuaggi (tranne le sue iniziali dietro l'orecchio sinistro), le sue esternazioni
e il suo esibizionismo da egocentico adolescente, per cui, solo quando l'ho visto in camicia bianca, elegantemente ammiccante, emozionato e addirittura commosso sono stata trafitta dallo strale di Cupido (si fa così per dire).
Insomma, sono invaghita di una chimera. Quel Robbie non esiste, o meglio,
Robbie è questo e molto altro. Soprattutto, quell'anima nera che non vorrei.

lunedì 4 agosto 2008

La grammatica? Un optional

Stavo sorseggiando una limonata al porto quando tre miei coetanei, tutti uomini, divagavano su politica, sport (calcio), auto e traffico.
E che c'è di strano, direte voi? Nulla, a parte il pessimo italiano infarcito di espressioni molto in voga:

- piuttosto che
- quant'altro
- giro di vite

e così via.

Ora, la congiunzione congiuntivale "piuttosto che" mi è a dir poco odiosa perchè ormai non ha più il valore di "invece di", "anziché", nossignore, ma è usata in luogo delle più semplici congiunzioni "o" ed "oppure", e addirittura al posto del segno d'interpunzione più comune: la virgola! Non ci credete?
- C'era l'arrosto piuttosto che
(visto????) la frittura di pesce, la spigola..." - ha detto uno dei tre.
- Sì, ma che prezzi!
E' il giro di vite - (e io che credevo fosse solo il titolo di un romanzo di Henry James!) ha risposto l'altro.
E il terzo fa:
- Hai ragione, viaggiare piuttosto che (o, per Diana!) mangiare costa nello stesso modo!
- Io non vado neanche più allo stadio. Ormai mi sono fatta la Pay tv così vedo partite e quant'altro (costava troppa fatica aggiungere film e telefilm?).

E meno male che mi è finita la bibita altrimenti avrei rischiato di suicidarmi in diretta.

sabato 2 agosto 2008

Semi di girasole e riflessioni sulla vita

Questa mattina sono scesa in spiaggia alle 6,00. C'è poca gente a quell'ora e il mare è di un azzurro (e freddo) intenso che invita a nuotate rigeneranti. Oggi più del solito, perciò mi sono tuffata. Per poco non collassavo, ma è stato stimolante. Ho lasciato ogni pensiero sulla battigia e ho galleggiato tra i flutti come un guscio vuoto.
A volte è così appagante essere gusci vuoti... certe starlett della tv sanno bene che cosa intendo dire... comunque, dopo ho fatto colazione sulla spiaggia. Niente brownies ma un sandwich con frittata e prosciutto. Una cosina leggera, tanto per gradire.
La trama del nuovo romanzo sta prendendo corpo. Ogni giorno aggiungo nuovi elementi che portano avanti la storia, spero solo di non aggiungerne troppi che la trascinino indietro.

La signora Matilde mi ha portato un girasole in camera qualche minuto fa e mi ha chiesto se mi andava di mangiarne i semi per passatempo. Non lo avevo mai fatto prima ma è rilassante, devo ammetterlo. Una schiacciatina tra i denti e il semino sguscia via direttamente sulla lingua. Ha un buon sapore. Ecco, ho imparato un'altra cosa oggi.
A volte si è inclini a pensare che i giorni siano sempre tutti uguali e che ci sia ben poco da imparare dalla vita ordinaria. Nulla di più falso.
La vita è come un romanzo a puntate dove tutti noi -i personaggi- in un modo o nell'altro, compiamo un cammino che ci porta a un epilogo. Nel percorso impariamo delle cose, facciamo delle scelte, piangiamo, ci annoiamo, sbagliamo, esultiamo e ci innamoriamo -il più delle volte restandone delusi.
La trama è sempre la stessa ma sta al nostro"stile" renderla speciale.
Vedete, anche un seme di girasole può far riflettere...

Ci risiamo... lo sapevo che non potevo essere un guscio vuoto a lungo...




venerdì 1 agosto 2008

La girandola delle malignità

Ho cambiato i miei programmi: niente Città di Castello. Alla pensione in cui alloggio c'è molto "materiale umano" su cui lavorare.
Da alcuni giorni la stanza in fondo al corridoio è occupata da un donnone alto, dalle dimensioni straripanti e dalla sua migliore amica che, per strana ironia della sorte, non solo non supera il metro e cinquanta ma è anche sottile come uno stelo di bambù. Non potrebbero mai passare inosservate, anche perché prima del loro arrivo, ero l'unica a soggiornare qui -se si esclude una coppia di austriaci che va via alle sette del mattino e rientra alle dieci di sera con la puntualità di una diarrea in pieno deserto.
Il donnone è molto protettivo nei riguardi della sua piccola (grande) amica. Si preoccupa per lei quasi fosse una figlia o una sorellina da accudire e la sua amica, qualche volta, sbotta per le eccessive attenzioni.
- Guarda che anch'io ho le mani, se voglio l'insalata me la servo da me!
Poi lo stelo di bambù si rammarica per quell'atto di impazienza e le dice in tono pacato:
- Ottime queste patate arrosto! Le hai provate? - e il donnone torna a sorridere.
La signora Matilde, gran lavoratrice, affabile ma anche gran pettegola, si è messa in testa che le due donne siano lesbiche, che ovviamente stanno insieme e che sono scappate in questo angolo d' Italia per sfuggire alle chiacchiere.
Ho detto a Matilde che nemmeno a una scrittrice come me verrebbe in mente un'idea tanto bislacca, ma lei dice che conosce la vita ed è il suo infallibile istinto che la porta a pensare -malignare, direi io- a certe cose.
Bene, di infallibile nel suo istinto c'è solo il pregiudizio. Il donnone ha perso il marito, che adorava, quindici anni orsono e la sua amica solo quattro mesi fa. Lo stelo di bambù non era così esile prima della morte del marito. Accudirlo nella malattia l'ha prostrata nella mente e nel fisico. Da qui le attenzioni del donnone e le intemperanze della donnina ancora scossa e depressa dagli eventi.
Insomma, una bella storia di amicizia e nient'altro.

E' un vero peccato che il mondo sia sempre pronto ad infangare piuttosto che a comprendere.



domenica 27 luglio 2008

In viaggio per l'Italia

Con questo caldo è decisamente poco salutare andarsene in giro con palandrana lunga fino ai piedi e cappello da mandriano per proteggersi da quegli odiosissimi pappataci che mi assediano come giovanotti baldanzosi intorno a una vergine!
Avrei dovuto prendere il primo volo utile per Londra, lo so, così nel giro di un paio d'ore avrei goduto del cielo plumbeo e di una rinfrescante pioggerellina acida. Ma la mia ricerca mi spinge a Bologna. Fra una settimana, però. Ogni cosa a suo tempo.
Qui dove sono adesso c'è una coppia alquanto insonne. Diciamo che sono piuttosto mattinieri. Alle cinque sono già nell'orto a prendersi cura delle piante e alle sette in punto son pronti a servirmi caffé lungo e brownies, che proprio brownies non sono ma piccoli e gustosi parallelepipedi ottenuti da un ciambellone al cioccolato.
Lavorerò fino alle nove, poi farò cena. Matilde mi ha informato che mi preparerà insalata di riso e scaloppine al limone. Se ne avrò ancora le forze continuerò il mio lavoro dopocena, altrimenti mollerò tutto e lascerò che le note di Ben Allison mi accompagnino fino a notte fonda.