venerdì 5 settembre 2008

Una giornata "uggiosa"

Oggi non gira granché bene: la testa, la schiena, l'umore. Non riesco neppure a stare al computer. Nessun libro riesce a conquistarmi e l'unico romanzo, che avrei voluto tanto, non è disponibile alla biblioteca locale. La mia auto necessita di una pulizia all'esterno, ma non mi va di andare al lavaggio self-service. Perché? Voglia di guidare saltami addosso! Se potessi utilizzerei il teletrasporto. Magari più tardi mi armerò di stracci e secchi d'acqua per renderla presentabile. Dentro basterà solo una semplice spolveratina con qualche prodotto per lucidare e profumare. L'ordine regna sovrano al suo interno così come nella mia casa. Non riuscirei a mettere pace nella mia mente se avessi il caos intorno a me.
Ieri, per esempio, ho pulito perfettamente sotto il lavandino della cucina, ho fatto la raccolta dei medicinali scaduti e quella delle pile esaurite (come me). Poco fa, invece, mi sono dedicata alla pulizia dei vetri. E il romanzo? Nulla, non ho la giusta concentrazione e volontà per andare avanti. Altri pensieri mi affollano la mente, spodestando quelli utili per cominciare la stesura dei primi capitoli... sì, perché la scaletta è completa, ho tutti gli elementi della trama con l'intera caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti. Insomma il lavoraccio propedeutico è stato fatto. Ma allora per quale motivo mi sento così demotivata?
Forse perché voglio di più. Il sogno... e non occorrono altre parole, forse solo queste:
"Ma che sapore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa..."


lunedì 1 settembre 2008

La vita che volevamo 2

Dopo quattro giorni a Bologna, eccomi qui. A casa. E' piacevole sentirne l'odore. Tutto ritorna come prima e non mi dispiace. Ma ieri non ero dello stesso parere. Si torna al "lavoro usato", all'intimità delle gelide serate invernali, ai film che non vuoi vedere, alle passeggiate costrette nei paltò, alle cioccolate divorate davanti al monitor e ai giochi in casa per lenire la noia della pioggia.
Quando mi sentirò sola avrò un antidoto: penserò al moto perpetuo del Pendolo di Foucault nella Basilica di San Petronio, all'incontro del tutto inatteso con Pupi Avati nell'ascensore della Pinacoteca Nazionale, ai dipinti di Guido Reni, dei cugini Carracci, di Pelagio Palagi nelle Collezioni Comunali, alle imperdibili creazioni di Antonio Basoli, all'immenso sapere custodito nella Sala Borsa. Rievocherò la magia dei clavicembali, delle arpe, dei corni e dei flauti traversi nel Museo della Musica e la contagiosa allegria del Circo della Pace di Bucarest in Piazza Scaravilli. Penserò ai tiri a pallone nei parchi di Bologna, tra un'altalena, uno scivolo e il fresco della sera.

Penserò alla vita che palpita ovunque e si nutre di sé stessa, strappandomi un sorriso.

martedì 26 agosto 2008

Giovanni Allevi: il Genio che ha traslato il Divino nella Musica

Sono ancora stordita dalla potenza devastante delle sue note.
Intravedo i suoi riccioli scuri dietro le quinte, nonostante il buio dell'arena, nonostante i suoi jeans neri, gli occhiali neri, la felpa, la t-shirt nera. La sua anima, no. E' luminosa, abbacinante quasi, come la bacchetta che muove fra le dita, trascinando l'orchestra in un uragano di note che spazza via ogni affanno, ogni nostro disincanto. La Suite "Angelo Ribelle" ci annienta con la potenza evocativa degli archi. Dei cinque movimenti che la compongono mi lascio catturare da "Keep moving", da "Whisper", da "A perfect day". Ma ad aleggiare in quell'arena non è solo la mia anima. Tutto il pubblico è entusiasta: ascolta in estatico silenzio l'esecuzione dei brani e, all'ultima nota, esplode in applausi, acclamazioni balzando in piedi. Lui, il Genio, sorride, trema, ringrazia, è stordito come noi. L'ansia che trapela dalle sue ginocchia un po' flesse e dalla flebile vocina sono un monito potente per le mie paure. Lui, il Genio, è lì. Nonostante lo smarrimento, nonostante la fatica. Lui è lì ad insegnarci che la fragilità può essere la nostra forza, deve essere la nostra forza.
Grazie Giovanni, per avermi regalato "squarci di senso e lampi di divino".

domenica 24 agosto 2008

Teniamo accesa la torcia della pace


La torcia olimpica si è spenta e temo anche i buoni propositi. La barbarie, l'arrivismo e la violenza continueranno ad alimentare ovunque, e non solo in Cina, la fiamma dell'odio.
La Cina è riuscita a realizzare cose mirabili nella cerimonia di apertura, durante le Olimpiadi e nella cerimonia di chiusura... eppure il suo governo non farà altrettanto per garantire il rispetto per ogni individuo: ricco o povero, cinese o tibetano.
E in Russia la violenza non si ferma e noi, lobotomizzati dagli spot, ignoriamo il pericolo di un conflitto che potrebbe spazzare via le nostre quotidianità, il futuro dei nostri figli.
Possedere l'ultimo modello dell' iPhone è più importante.

giovedì 21 agosto 2008

Ognuno ha le proprie fisse









Vi sembra normale che ogni qualvolta mi capita di soggiornare in un albergo o in un bed & breakfast finisco sempre per fotografare i WC o i lavabi dei suddetti?
Non posso farne a meno. Devo documentarne le fogge, altrimenti mi
sembra d'essermi persa qualcosa!
E voi, avete di queste manie inconsce? E' proprio vero: ognuno ha le proprie fisse!

lunedì 18 agosto 2008

La magia di un incontro

Ieri: escursione in montagna. Niente di trascendentale, vale a dire Alpi o Dolomiti, nessuna scarpinata da alpinista provetta, ma tranquilla inerpicata su un paesino di otto abitanti nella stagione invernale. Un vero e proprio gioiello di dirupi, di case letteralmente sventrate dalla potenza della natura che lavora ogni giorno in sordina. Verde ovunque, cavallette, farfalle, acqua zampillante dalla sorgente e io, avvolta in una felpa, a contemplare un altro volto del paradiso.
Poi, all'improvviso, spunta un signore cicciotto e rubicondo che, come noi, dà un ultimo sguardo alla valle prima di riprendere la sua strada. E' un artista di strada: un po'clown, un po' giocoliere, un po' funambolo.
La sera prima ha lavorato in paese distribuendo ai bimbi zainetti colorati pieni di sorprese. Glien'è rimasto uno e lo regala a mio figlio, poi, come un timido folletto, riprende il suo viaggio per l'Italia. Altre piazze, altri volti, altri sorrisi da regalare a bambini che forse non sanno cos'è la gioia.
Lo salutiamo con la mano un'ultima volta prima di vederlo scomparire e io penso che se Gesù ritornasse sulla terra avrebbe i suoi occhi.