
C'è un tempo per piangere, un tempo per sorridere, un tempo per riflettere e pazientare. A volte questi momenti si alternano, si capovolgono, si allungano, s'accorciano, ma stanno sempre lì a ricordarci che è sciocco vivere pensando d'essere immortali, perfetti, padroni del mondo. Siamo nulla, invece. Ma possiamo essere qualcosa o diventare grandi se facciamo fruttare la nostra vita. Non siamo soli e, se abbattiamo gli egoismi, l'arrivismo, l'idiozia e la violenza, allora vivremo per sempre. Il dolore mi ha fatto comprendere, pian piano, che l'amore rende le persone immortali nel cuore di chi resta. Io so che le raggiungerò e le rivedrò. Ne sono certa. Anche questo è un dono di Dio. Ed è questa speranza che non mi lascia soffocare nelle paure: paura della povertà, paura della malattia, paura della morte, paura del dolore sotto forme diverse. Ogni giorno lavoro e vedo bambini diversamente abili. Questo dovrebbe farmi arrendere alla vita. Pochi giorni fa il reparto d'oncologia pullulava di uomini sofferenti. Anche questo dovrebbe farmi arrendere alla vita. No. La vita, nonostante tutto, deve andare avanti. Spero tanto che un'altra vita cresca ancora dentro di me e veda la luce, perché un bambino in più sulla terra può essere un dono per l'intero universo.