lunedì 1 settembre 2008

La vita che volevamo 2

Dopo quattro giorni a Bologna, eccomi qui. A casa. E' piacevole sentirne l'odore. Tutto ritorna come prima e non mi dispiace. Ma ieri non ero dello stesso parere. Si torna al "lavoro usato", all'intimità delle gelide serate invernali, ai film che non vuoi vedere, alle passeggiate costrette nei paltò, alle cioccolate divorate davanti al monitor e ai giochi in casa per lenire la noia della pioggia.
Quando mi sentirò sola avrò un antidoto: penserò al moto perpetuo del Pendolo di Foucault nella Basilica di San Petronio, all'incontro del tutto inatteso con Pupi Avati nell'ascensore della Pinacoteca Nazionale, ai dipinti di Guido Reni, dei cugini Carracci, di Pelagio Palagi nelle Collezioni Comunali, alle imperdibili creazioni di Antonio Basoli, all'immenso sapere custodito nella Sala Borsa. Rievocherò la magia dei clavicembali, delle arpe, dei corni e dei flauti traversi nel Museo della Musica e la contagiosa allegria del Circo della Pace di Bucarest in Piazza Scaravilli. Penserò ai tiri a pallone nei parchi di Bologna, tra un'altalena, uno scivolo e il fresco della sera.

Penserò alla vita che palpita ovunque e si nutre di sé stessa, strappandomi un sorriso.

martedì 26 agosto 2008

Giovanni Allevi: il Genio che ha traslato il Divino nella Musica

Sono ancora stordita dalla potenza devastante delle sue note.
Intravedo i suoi riccioli scuri dietro le quinte, nonostante il buio dell'arena, nonostante i suoi jeans neri, gli occhiali neri, la felpa, la t-shirt nera. La sua anima, no. E' luminosa, abbacinante quasi, come la bacchetta che muove fra le dita, trascinando l'orchestra in un uragano di note che spazza via ogni affanno, ogni nostro disincanto. La Suite "Angelo Ribelle" ci annienta con la potenza evocativa degli archi. Dei cinque movimenti che la compongono mi lascio catturare da "Keep moving", da "Whisper", da "A perfect day". Ma ad aleggiare in quell'arena non è solo la mia anima. Tutto il pubblico è entusiasta: ascolta in estatico silenzio l'esecuzione dei brani e, all'ultima nota, esplode in applausi, acclamazioni balzando in piedi. Lui, il Genio, sorride, trema, ringrazia, è stordito come noi. L'ansia che trapela dalle sue ginocchia un po' flesse e dalla flebile vocina sono un monito potente per le mie paure. Lui, il Genio, è lì. Nonostante lo smarrimento, nonostante la fatica. Lui è lì ad insegnarci che la fragilità può essere la nostra forza, deve essere la nostra forza.
Grazie Giovanni, per avermi regalato "squarci di senso e lampi di divino".

domenica 24 agosto 2008

Teniamo accesa la torcia della pace


La torcia olimpica si è spenta e temo anche i buoni propositi. La barbarie, l'arrivismo e la violenza continueranno ad alimentare ovunque, e non solo in Cina, la fiamma dell'odio.
La Cina è riuscita a realizzare cose mirabili nella cerimonia di apertura, durante le Olimpiadi e nella cerimonia di chiusura... eppure il suo governo non farà altrettanto per garantire il rispetto per ogni individuo: ricco o povero, cinese o tibetano.
E in Russia la violenza non si ferma e noi, lobotomizzati dagli spot, ignoriamo il pericolo di un conflitto che potrebbe spazzare via le nostre quotidianità, il futuro dei nostri figli.
Possedere l'ultimo modello dell' iPhone è più importante.

giovedì 21 agosto 2008

Ognuno ha le proprie fisse









Vi sembra normale che ogni qualvolta mi capita di soggiornare in un albergo o in un bed & breakfast finisco sempre per fotografare i WC o i lavabi dei suddetti?
Non posso farne a meno. Devo documentarne le fogge, altrimenti mi
sembra d'essermi persa qualcosa!
E voi, avete di queste manie inconsce? E' proprio vero: ognuno ha le proprie fisse!

lunedì 18 agosto 2008

La magia di un incontro

Ieri: escursione in montagna. Niente di trascendentale, vale a dire Alpi o Dolomiti, nessuna scarpinata da alpinista provetta, ma tranquilla inerpicata su un paesino di otto abitanti nella stagione invernale. Un vero e proprio gioiello di dirupi, di case letteralmente sventrate dalla potenza della natura che lavora ogni giorno in sordina. Verde ovunque, cavallette, farfalle, acqua zampillante dalla sorgente e io, avvolta in una felpa, a contemplare un altro volto del paradiso.
Poi, all'improvviso, spunta un signore cicciotto e rubicondo che, come noi, dà un ultimo sguardo alla valle prima di riprendere la sua strada. E' un artista di strada: un po'clown, un po' giocoliere, un po' funambolo.
La sera prima ha lavorato in paese distribuendo ai bimbi zainetti colorati pieni di sorprese. Glien'è rimasto uno e lo regala a mio figlio, poi, come un timido folletto, riprende il suo viaggio per l'Italia. Altre piazze, altri volti, altri sorrisi da regalare a bambini che forse non sanno cos'è la gioia.
Lo salutiamo con la mano un'ultima volta prima di vederlo scomparire e io penso che se Gesù ritornasse sulla terra avrebbe i suoi occhi.

sabato 16 agosto 2008

Sangue: egoismo e indifferenza

Oggi c'è il sole ma il vento freddo, dovuto ai recenti temporali, rendono questa giornata poco adatta a una sosta sulla spiaggia. Oggi mi metterò sotto questo pergolato e cercherò di lavorare a ritmo serrato.
La storia mi sta conducendo su vie poco battute, ma non per questo poco interessanti.
Spesso mi distraggo. Penso ad un bimbo emofiliaco che ha un bisogno continuo di sangue perché non riesce a trovare un donatore compatibile per il midollo osseo. Io mi sento impotente. Come tutte le donne in buona salute posso donare sangue solo due volte all'anno e, anche se sono donatrice di midollo osseo, io e lui non siamo compatibili.
E allora penso a tutti quelli che, nonostante siano in buona salute, si rifiutano di diventare donatori per timori insensati o per banale (e ancor più colpevole) indifferenza.
Anch'io ne ho avuti, ma poi, diversi anni fa, sono andata in un centro AVIS e ogni paura si è dissolta: erano tutte gentilissime, premurose, attente ad ogni mia richiesta. Quel giorno stesso mi feci prelevare un po' di sangue per tutti i test necessari. Dopo qualche mese feci la mia prima donazione e ora sento d'avere una nuova famiglia.
Ricordo che una dottoressa un giorno mi disse: "Se tutti facessero un giro nei reparti dove si muore di leucemia non avremmo sempre carenza di sangue. Gli occhi sgranati di quei bambini
pallidi e sofferenti bussano alla nostra coscienza... ci fanno vergognare di noi stessi: per le nostre vite senza senso, per il nostro egoismo.".

E dire che basta così poco. Pensateci.
http://www.avis.it