sabato 30 ottobre 2010

Parola d'ordine: non soccombere

Non mi sono mai allontanata, sono rimasta qui, coi miei viaggi mentali, tra delusioni, rabbia e ricerche di equilibrio.
Se guardo i TG, poi, e certi politicanti di fascista memoria travestiti da agnellini, mi viene pure l'orticaria.
Avrei molte cose da dire e forse ricomincerò su questo blog, ma per ora il tempo mi sfugge tra le dita... perché? Perché mi tocca inventarmi lavori doppi e tripli con cui raccatto una miseria a fine mese per aiutare la famiglia. Già... il lavoro va maluccio per la mia dolce (e da diversi mesi "inalberata" metà) e c'è poco tempo per sorridere.
Non fraintendetemi: rido lo stesso, o almeno ci provo per non soccombere, ma quanto è dura!
Però lo si fa, solo per il nostro amore più grande.
Lui, solo lui! Il regalo più straordinario che ci ha fatto la vita!
Allora stringiamo i denti, va!

mercoledì 25 agosto 2010

Che faccio, parto?

Questa notte ho gironzolato qua e là per la casa, per poi riaddormentarmi immersa in un sogno: partivo. Era deciso, mi lasciavo tutto alle spalle, con le valigie neanche tanto pesanti e una macchina piccola ma nuova di zecca, con dei brillantini sul cofano e intorno agli specchietti. Nel sogno so che il viaggio mi porterà lontano e decido di lasciare la macchina alla stazione e partire col treno. Penso che una volta giunta alla mia destinazione, tornerò a riprendermi la mia piccola, nuova auto.
Corro per fare il biglietto ma la stazione è coperta da ponteggi che ne ostacolano l’entrata, l’orologio corre e io non riesco a fare il biglietto, molti cercano di passarmi avanti, io li sorpasso ma la biglietteria non c'è... poi fuori non trovo più neppure la macchina.
E io mi sveglio stanca e vuota.

Che dite, sto male?

giovedì 19 agosto 2010

Affamata di vita!

Inebriarmi di odori e colori in un'estasi infinita!
Sono erba, sono fiori,
sono cielo e vento.
Sono VITA!

venerdì 13 agosto 2010

Uno su mille ce la fa, ma quanto è dura la salita

Sono giorni di vuoto, questi. E rabbia. Per quello che sono, per quello che ho intorno, per quello che ci è capitato.
Si avvicina il dannato anniversario della scoperta del “problemino” (come lo chiamiamo a casa) di mio figlio e se nei primi mesi pensavo d’averlo accettato e metabolizzato quasi del tutto, oggi sento che non solo non ho accettato molto la cosa, ma che non ho metabolizzato proprio un bel niente!
Siamo stati in vacanza e lui ha fatto tutto quello che facevano gli altri bambini (a parte una serata a base di sola pizza e gelato), ma di mezzo c’erano sempre quegli odiosi controlli, il calcolo degli zuccheri e io che mi sentivo sempre sospesa e in ansia per timore di qualche brutta ipoglicemia, in quanto era sempre in continuo movimento al mare e in piscina e bruciava energia a tutto spiano.
A questo ho dovuto anche aggiungere le sue intemperanze, condite da: “Mamma, tu mi stressi!”, del tutto ignaro (lui) che quello “stress” stressava abbondantemente anche me, ma era un “male” necessario per la sua salute.
Così sono nervosa, agitata, spesso mi sveglio nel cuore della notte, prego, penso, sogno e scalpito.
Cosa mi aspetta ancora? Cosa mi riserva il futuro? Avrò un altro figlio? E se lo avrò, sarà sano?
Perché ci sono famiglie che hanno tutto (anche se i problemi vanno a cercarseli da soli) -lavori ben remunerati, case di proprietà, figli belli e sani- e famiglie che devono sempre sudarsi ogni cosa?
Perché per una volta, una volta soltanto, la mia strada non può essere scorrevole come uno scivolo?
Sono stanca di camminare sempre in salita.

venerdì 2 luglio 2010

The woman in yellow

Torna l’estate e insieme al caldo, ai tafani, ai gelati torna anche Jessica Fletcher.
Lo so, le molteplici serie inizialmente ambientate a Cabot Cove e poi in giro per il mondo (con il solito cliché dell’italiano che parla con accento siciliano -perché ovviamente deve richiamare scenari mafiosi- anche se si trova a Genova e Roma) sono le stesse da decine di anni ma io… io ne sono un’estimatrice appassionata!
Sì, lo so, convengo con voi che l'arzilla scrittrice ha sempre parenti e amici pronti ad ospitarla e trattarla come una regina e lei come ringraziamento fa recapitare loro, nel giro di poche ore, uno o più omicidi per allietare il soggiorno, che si circonda sempre di agenti di polizia imbecilli (tranne un ispettore di colore –per sfuggire all’accusa di razzismo verso afroamericani-), che i suoi romanzi sono sempre dei best seller e che è puntualmente riconosciuta da chiunque neanche fosse Barak Obama, sì, ma che posso farci? Mi piace e, quando mi è possibile, la guardo sorseggiando del tè freddo.
Chissà… forse perché, vedendo le sue avventure, torno indietro nel tempo e penso che avevo 20 anni quando le ho viste per la prima volta e mi divertivo da pazzi a scoprire colpevoli e moventi.
Forse perché volevo (e lo desidero ancora) essere come lei: una scrittrice famosa, con una bella casetta nel Maine (patria di Stephen King), sempre in giro per il mondo, amata e rispettata da tutti, una donna serena insomma.
Forse perché fin quando ci sarà lei in tv, io mi sentirò libera di sognare.

domenica 23 maggio 2010

Quando gli uomini girano la ruota

L’altro giorno stavo parlando con un collega, confidandogli che il mio scriccioletto si è “fidanzato” con la più brava e carina della classe perché lei gliel’ha chiesto esplicitamente dopo un serrato corteggiamento durato mesi e mesi, fatto di merende condivise, giochi a nascondino e acchiapparella, lettere disseminate di cuori, ti amo, TVB e sei il mio principe.
Gli ho detto che mio figlio aveva accettato anche perché: “Mamma, in verità, mi piaceva anche a me”.
Il mio collega ha sorriso aggiungendo: “Proprio come succede nella vita. Le donne scelgono e noi ci limitiamo a girare la ruota.”.
Ho riso, ma poi gli ho detto: “Avrete pure delle preferenze voi uomini!”.
- Sì, ma… aspettiamo, restiamo in attesa che qualcosa succeda.
Poi è suonata la campanella e ognuno è tornato al suo lavoro, ma l’interrogativo continua ancora a ronzarmi intorno.
Ma è proprio vero che gli uomini sono davvero così passivi, sempre in attesa che una donna li conduca là dove forse loro vogliono, che li trascini a condividere una parte del cammino su questa terra o di tutto quel che ne resta?
Non condivido la visione del mio collega, perché l’uomo che gioca di rimessa non è stimolante per una donna, ma quanto di più spoetizzante si possa immaginare.
Noi donne vogliamo essere corteggiate con grazia, gusto, intelligenza e non servono necessariamente complimenti smaccatamente espliciti (questi allontanano… almeno nel mio caso).
Però, sì, ci sono anche molti esempi di uomini (amici e conoscenti) che si sono limitati a “girare la ruota” e allora devo dare atto al mio collega… che, in fondo, non ha poi tutti i torti.
Ahhh... c'est la vie.

martedì 20 aprile 2010

Comò delle mie brame

Siccome è tornato il sole e il sole ha liberato le mie endorfine (che hanno deciso di volteggiare qua e là tra i fiori) eccomi qui a sognare di nuovo con la mia passione non più segreta: la Union Jack.
L'immagine è tratta da questo sito: http://thefrenchprovincialfurniture.com/ che vi consiglio di visitare, poiché potrete ammirare non soltanto il superbo prodotto finito, ma anche quello base (super minimalista) e quello in "progress" (in divenire).
Insomma, se riesco a trovare un mobile messo male in qualche mercatino, provo a cimentarmi anch'io in quest'opera di trasformazione esaltante.

Take care!