venerdì 12 settembre 2008

"Fame" e la musica che ti travolge

Tra i film che adoro, e che ho rivisto almeno un centinaio di volte, c'è FAME di Alan Parker, un capolavoro da tutti i punti di vista. Racconta le speranze, le disillusioni, la fatica di vivere in un mondo che sembra non aver posto per chi è diverso o si sente diverso. Ma il film si chiude con un inno alla gioia, un puro inno alla vita. Nel saggio di fine anno, i ragazzi che non sono belli, non hanno dentature perfette e taglie da modelli, intrecciano le loro voci in una fantasmagoria di suoni tale, da farti esplodere in un pianto liberatorio senza alcun preavviso.
Sarà stato anche per i violini, per i corpi guizzanti lanciati verso il cielo ma la prima volta ne fui sopraffatta.
Yes, I sing the body electric!
Spero che anche voi possiate provare una emozione simile alla mia. Se volete (pazientate un po' per scaricarlo tutto, ma ne vale la pena) guardatelo attentamente ed ascoltatelo a tutto volume.
E' il mio regalo per voi.

giovedì 11 settembre 2008

Un nuovo anno scolastico, un nuovo inizio

La scuola ha riaperto i battenti. Tra i cuccioli di "prima" c'era chi tentava di farsi coraggio ridendo e chi se ne stava in disparte ammutolito. I più emozionati: i genitori che, armati di videocamere e macchine fotografiche, imprimevano nella memoria (digitale e non) le loro ansie, aspettative, gioie e paure di adulti cresciuti solo biologicamente.
Mi sono emozionata nel rivedere le classi nelle quali abbiamo lavorato, quei volti di ragazzi che ritroveremo ogni giorno per un altro anno scolastico. Li ho trovati cresciuti, abbronzati, sorridenti. Nessuno mi è sembrato triste, tranne uno. Lo era anche nell'anno appena trascorso. Vorrei cambiare le cose per lui ma è schivo, si trincera dietro una timida spavalderia (timida solo nei confronti degli insegnanti). Forse desidera solo una carezza, una parola dolce. Cerco di fare quello che posso quando le attività comuni lo permettono. E poi c'è lui, il bimbo affetto dalla sindrome di Down, che mi hanno affidato anche quest'anno. E' stato felice di vedermi e non ha fatto un capriccio, una smorfia per tutta la giornata. Ho rivisto il suo sorriso e il mondo mi è sembrato meraviglioso anche in un giorno orribile come oggi, 11 settembre.
Che il nuovo anno mi faccia diventare una persona migliore: me lo auguro.

lunedì 8 settembre 2008

Perché?

- Perché le zanzare e tutti gli insetti dotati di pungiglione finiscono sempre per banchettare su di me nonostante l'Autan, le palandrane e la citronella?
- Perchè quando c'è qualche raro, rarissimo film interessante alla tv c'è sempre qualcuno che mi chiama al telefono per "fare due chiacchiere"?
- Perché ogni volta che sono invitata a cena o ad una festa mi assale un'emicrania da guinness dei primati?
- Perché ogni qualvolta trovo un lavoro gratificante è sempre saltuario, part-time o sottopagato?
- Perché i poveri sposano i poveri, e le belle si innamorano sempre di ricchi famosi o di famosi ricchi?
- Perché il 99% dei genitori non riprende i propri figli piccoli per i comportamenti maleducati, irrispettosi e volgari, per poi pretendere educazione, rispetto e decenza nei modi e nelle parole da quegli stessi figli in età adolescenziale?
- Perché mia suocera mi chiede sempre dove ho parcheggiato la macchina?
- Ma, soprattutto, perché se si ha un'intelligenza normale, un lavoro normale, una vita normale si è considerati anormali?

venerdì 5 settembre 2008

Una giornata "uggiosa"

Oggi non gira granché bene: la testa, la schiena, l'umore. Non riesco neppure a stare al computer. Nessun libro riesce a conquistarmi e l'unico romanzo, che avrei voluto tanto, non è disponibile alla biblioteca locale. La mia auto necessita di una pulizia all'esterno, ma non mi va di andare al lavaggio self-service. Perché? Voglia di guidare saltami addosso! Se potessi utilizzerei il teletrasporto. Magari più tardi mi armerò di stracci e secchi d'acqua per renderla presentabile. Dentro basterà solo una semplice spolveratina con qualche prodotto per lucidare e profumare. L'ordine regna sovrano al suo interno così come nella mia casa. Non riuscirei a mettere pace nella mia mente se avessi il caos intorno a me.
Ieri, per esempio, ho pulito perfettamente sotto il lavandino della cucina, ho fatto la raccolta dei medicinali scaduti e quella delle pile esaurite (come me). Poco fa, invece, mi sono dedicata alla pulizia dei vetri. E il romanzo? Nulla, non ho la giusta concentrazione e volontà per andare avanti. Altri pensieri mi affollano la mente, spodestando quelli utili per cominciare la stesura dei primi capitoli... sì, perché la scaletta è completa, ho tutti gli elementi della trama con l'intera caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti. Insomma il lavoraccio propedeutico è stato fatto. Ma allora per quale motivo mi sento così demotivata?
Forse perché voglio di più. Il sogno... e non occorrono altre parole, forse solo queste:
"Ma che sapore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa..."


lunedì 1 settembre 2008

La vita che volevamo 2

Dopo quattro giorni a Bologna, eccomi qui. A casa. E' piacevole sentirne l'odore. Tutto ritorna come prima e non mi dispiace. Ma ieri non ero dello stesso parere. Si torna al "lavoro usato", all'intimità delle gelide serate invernali, ai film che non vuoi vedere, alle passeggiate costrette nei paltò, alle cioccolate divorate davanti al monitor e ai giochi in casa per lenire la noia della pioggia.
Quando mi sentirò sola avrò un antidoto: penserò al moto perpetuo del Pendolo di Foucault nella Basilica di San Petronio, all'incontro del tutto inatteso con Pupi Avati nell'ascensore della Pinacoteca Nazionale, ai dipinti di Guido Reni, dei cugini Carracci, di Pelagio Palagi nelle Collezioni Comunali, alle imperdibili creazioni di Antonio Basoli, all'immenso sapere custodito nella Sala Borsa. Rievocherò la magia dei clavicembali, delle arpe, dei corni e dei flauti traversi nel Museo della Musica e la contagiosa allegria del Circo della Pace di Bucarest in Piazza Scaravilli. Penserò ai tiri a pallone nei parchi di Bologna, tra un'altalena, uno scivolo e il fresco della sera.

Penserò alla vita che palpita ovunque e si nutre di sé stessa, strappandomi un sorriso.

martedì 26 agosto 2008

Giovanni Allevi: il Genio che ha traslato il Divino nella Musica

Sono ancora stordita dalla potenza devastante delle sue note.
Intravedo i suoi riccioli scuri dietro le quinte, nonostante il buio dell'arena, nonostante i suoi jeans neri, gli occhiali neri, la felpa, la t-shirt nera. La sua anima, no. E' luminosa, abbacinante quasi, come la bacchetta che muove fra le dita, trascinando l'orchestra in un uragano di note che spazza via ogni affanno, ogni nostro disincanto. La Suite "Angelo Ribelle" ci annienta con la potenza evocativa degli archi. Dei cinque movimenti che la compongono mi lascio catturare da "Keep moving", da "Whisper", da "A perfect day". Ma ad aleggiare in quell'arena non è solo la mia anima. Tutto il pubblico è entusiasta: ascolta in estatico silenzio l'esecuzione dei brani e, all'ultima nota, esplode in applausi, acclamazioni balzando in piedi. Lui, il Genio, sorride, trema, ringrazia, è stordito come noi. L'ansia che trapela dalle sue ginocchia un po' flesse e dalla flebile vocina sono un monito potente per le mie paure. Lui, il Genio, è lì. Nonostante lo smarrimento, nonostante la fatica. Lui è lì ad insegnarci che la fragilità può essere la nostra forza, deve essere la nostra forza.
Grazie Giovanni, per avermi regalato "squarci di senso e lampi di divino".